“Mi chiamo Giovanni Tizian e non sono un eroe, solo un giornalista”

Dal 22 dicembre è protetto da una scorta. Giovanni Tizian, trent’anni non ancora compiuti, entra in un club esclusivo suo malgrado: quello dei giornalisti che lo stato deve proteggere dalla criminalità organizzato. Tizian ha scritto un libro - Gotica, ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea - sulle mafie al nord, collabora con la Gazzetta di Modena e con noi de Linkiesta. “Alla precarietà economica di chi fa il free lance” dice “adesso si aggiunge quest’ansia continua”

di Jacopo Tondelli

È entrato in un club esclusivo, Giovanni Tizian, uno di quei club da cui però si starebbe molto volentieri anche fuori. È il club di Roberto Saviano, Rosaria Capacchione, Lirio Abbate: giornalisti sotto scorta, protetti dallo stato perché minacciate dalle mafie. “Il 22 dicembre squilla il telefono, era un investigatore”. Lui che fa il giornalista di inchiesta e non ha neanche trent’anni (li compirà a giugno) con gli investigatori ci parla regolarmente, seguendo la pista di quel che ci dà da scrivere e da vivere, cioè le notizie. ‘Ndrangheta, Mafia, Camorra, indagini, nell’Emilia Romagna in cui vive fin da ragazzino, essendoci arrivato nel 1995. Ma questa volta la “notizia” era lui stesso: “mi dissero che era bene che iniziassi il programma di protezione, e che la questione doveva rimanere strettamente riservata”.

E Giovanni l’ha tenuta riservata, rigorosamente, fino a quando il giornale per cui scrive da più tempo, la Gazzetta di Modena, cui nell’ultimo anno si aggiunta anche Linkiesta. Anche a noi, che con lui lavoriamo fin da quando siamo nati, aveva preferito non dire nulla. Tizian ha scritto un libro che si intitola “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea”, e ha firmato molte inchieste che hanno per epicentro l’Emilia, la “sua” Emilia. “Una regione che si protegge spesso dietro ai suoi dichiarati anticorpi, anche nelle parole dei politici, e invece poi non si capisce questi anticorpi chissà dove siano”. A tratti, improvvisamente, è costretta a scoprirsi nuda ed esposta alle infiltrazione delle criminalità organizzate. E paradossalmente questo programma di protezione, e i rischi che corre il giornalista Tizian, dimostrano proprio che le sue inchieste e le sue denunce non erano campate in aria, che da fare c’è tanto, anche in Emilia.

“Quando me l’hanno detto ci son rimasto un po’, mi sono detto: stiamo a vedere che succede”. E che succede, Tizian, l’ha capito abbastanza presto. La vista sotto scorta, al di là degli eroismi retorici che spesso la ammantano, e anzitutto una gran rottura di scatole, e una fatica continua cui abituare, prima di tutto, la mente. “Inizi la mattina, quando vai a comprare i giornali e poi prosegui coi tue due custodi per tutto il giorno, tutto il tempo”. La fidanzata che vive con lui, “è una collega quindi capisce…” sorride Giovanni. “Una scorta per due, ne facciamo un romanzo?” ridiamo insieme. Tizian sembra, a venti giorni dalla scoperta, e nel giorno in cui il caso esplode grazie ad un articolo sulla Gazzetta di Modena, non aver nessuna voglia di fare l’eroe, di marciare su una notorietà improvvisa. “Il mio lavoro mi piace, continuo a farlo, né più né meno che prima, e certo tutto questo mi spinge a farlo al meglio, perché vuol proprio dire che da fare ce n’è tantissimo…”.

Di festività natalizie complicate, Giovanni Tizian, ne aveva già passate un po’. All’età di sette anni, nella Calabria dove è nato quasi trent’anni fa, perse il padre bancario, vittima di un agguato. Adolescente si trasferisce in Emilia, con la sua famiglia, lontano da quelle radici che non smette di ricordare, lavorando per scoprire e denunciare la malavita organizzata: che è una peste che dal mezzogiorno punta a invadere l’Italia, non la sostanza stessa del mezzogiorno o del paese. La linea gotica l’ha oltrepassata ormai da un po’, la multinazionale mafiosa: è in Lombardia, in Veneto, in Emilia. Ma non avrà vita facile, se trova gente come Giovanni Tizian. “Alla precarietà economica ero abituato. Spero che questo guaio finisca presto. Comunque ci sentiamo nei prossimi giorni”. Perchè da scrivere ce n’è sempre, e a Tizian questo lavoro piace.

via Linkiesta

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