La mafia lo minaccia, scorta per Tizian

Giovanni Tizian, giornalista di 29 anni collaboratore della Gazzetta di Modena che si occupa di criminalità organizzata, da fine dicembre vive sotto scorta.

Le inchieste di Tizian sulle infiltrazioni mafiose al Nord sono diventate anche un libro, Gotica, ‘ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea. Laureato in Criminologia con una tesi sulle ramificazioni internazionali della ‘ndrangheta, ha collaborato anche con i quotidiani online Lettera43.ite Linkiesta.it e con il mensile Narcomafie, la rivista del gruppo Abele di don Luigi Ciotti.
Al giornalismo ha affiancato l’impegno civile e sociale: fa parte dell’associazione daSud, associazione antimafia con sede a Roma costituita nel 2005 da giovani emigranti meridionali che non hanno intenzione di lasciare le loro terre in mano alle cosche.

IL PADRE ASSASSINATO A COLPI DI LUPARA. È la seconda volta che la mafia sconvolge la vita di Tizian: nell’estate ’89, quando aveva sette anni, a Bovalino, nella Locride, suo padre fu ucciso a colpi di lupara. Era funzionario di banca e gli spararono mentre tornava a casa.
Dopo cinque anni il trasferimento della famiglia a Modena, per cercare di ricostruire un po’ di tranquillità e di serenità. Ora il suo mondo si è improvvisamente ristretto: «Cerco di trovare il modo di continuare a fare questo mestiere, e sono sicuro che lo troverò», ha detto. «Non ho quella libertà di movimento che mi servirebbe, ma mica ci rinuncio. Non penso che un giornalista possa cambiare il mondo, ma credo nell’ utilità sociale del mestiere di giornalista».

IL GIORNO IN CUI GLI ASSEGNARONO LA SCORTA. Tizian ha spiegato di aver saputo che gli era stata assegnata una scorta a fine dicembre: «Stavo per pranzare quando mi hanno chiamato sul cellulare dicendomi che ero esposto a un rischio e che per tutelarmi, e permettermi di proseguire nel mio lavoro, avrei avuto la protezione delle forze dell’ordine. Sul momento non mi sono reso conto di cosa avrebbe significato. Poi già verso sera ho cominciato a capire».

Pubblica solidarietà di associazioni, giornalisti, politici

Il primo ad esprimere il proprio supporto a Tizian è stato il direttore della Gazzetta di Modena Antonio Ramenghi che ha spiegato: «Hanno deciso di dargli una scorta armata perché evidentemente minacciato, non sappiamo da chi e come, ma gli investigatori lo sanno. [Terzan] non è per nulla intimorito dalle minacce, continuerà a fare il suo lavoro come noi continueremo il nostro senza cedimenti, e anzi con maggiore attenzione e determinazione».
Proprio allo stesso Remenghi si è poi rivolto il presidente della regione, Vasco Errani, esprimendo tutta la propria solidarietà al giornalista e all’editore. «Al giornalista minacciato va la mia sincera vicinanza, unita a un rinnovato impegno istituzionale per ribadire che in questa terra, in questa regione, tra questa gente non vi sarà mai spazio né tolleranza per chi vuole agire al di fuori della legge».
Anche il presidente dell’assemblea legislativa Matteo Richetti ha voluto ricordato come proprio il giornalista precario abbia recentemente contribuito alla realizzazione del dossier Mafie senza confini, noi senza paura, promosso insieme a Libera Informazione.
«É fondamentale che chi ha il coraggio di portare avanti la propria battaglia contro il crimine e l’illegalità ovunque questi si annidino, non si senta solo e abbandonato» ha comunicato Richetti.

LANCIATA LA CAMPAGNA IO MI CHIAMO GIOVANNI TIZIAN. L’associazione daSud ha lanciato la campagna Io mi chiamo Giovanni Tizian, allo scopo di organizzare iniziative, presentazioni, dibattiti e campagne web a sostegno del giornalista precario.
Subito Sos Impresa e Rete per la legalità hanno diffuso una nota di adesione alla campagna spiegando che: «nella civilissima Emilia Romagna può accadere che a Giovanni Tizian, un giornalista precario di 29 anni, impegnato sul fronte antimafia con l’associazione daSud, venga assegnata una scorta per il suo lavoro di inchiesta».
Anche la federazione nazionale della stampa italiana, l’associazione della stampa Emilia-Romagna ed il sindacato dei giornalisti calabresi hanno espresso «piena solidarietà al collega freelance Giovanni Tizian costretto a vivere sotto scorta per le minacce ricevute dalla criminalità organizzata in seguito alle sue puntuali inchieste sull’infiltrazione della mafia al Nord».

L’APPOGGIO DELLA SINISTRA. A partire da Nichi Vendola, sono molti i rappresentanti politici di sinistra che hanno espresso la propria solidarietà al giornalista. «Giovanni Tizian, figlio di Peppe Tizian, vittima innocente della ‘ndrangheta è un giovane e coraggioso giornalisti precario che fa con rigore e passione il proprio lavoro. E’ uno dei protagonisti dell’Italia migliore che vogliamo costruire» ha affermato Vendola.
Anche molti membri del PD si sono espressi in favore di Tizian, a partire dai parlamentari modenesi Mariangela Bastico, Giuliano Barbolini, Manuela Ghizzoni, Ricardo Franco Levi, Ivano Miglioli e Giulio Santangata che si sono appellati al ministro Cancellieri: «Fa ben sperare la sua attenzione, ma l’allerta su questo fronte deve essere alta e coinvolgere tutte le componenti della società modenese».
Infine, sia Laura Garavini, capogruppo PD in commissione antimafia che Stefano Di Traglia, responsabile dcomunicazione del partito Democratico, hanno dimostrato pubblico sostegno al giornalista sotto scorta.
«La libertà di stampa», ha affermato la Garavini, «è da sempre uno degli strumenti che più fanno paura alle mafie e siamo sicuri che anche ora Tizian continuerà a raccontare sul giornale e nei libri la realtà delle mafie che cercano di espandersi sempre di più anche in Emilia-Romagna».
Di Traglia ha invece aggiunto con amarezza: «Ancora una volta hi fa il proprio mestiere con onestà e volendo far conoscere mali e misfatti del nostro paese, mette a rischio se stesso».

via Lettera43

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