Ventuno giornalisti e 6 cybernauti o cittadini-giornalisti uccisi dall’inizio dell’anno fino ad oggi. Uno ogni cinque giorni. Sono i dati diffusi dall’associazione internazionale Reporters Sans Frontières in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, istituita dall’Unesco nel 1993 e quest’anno dedicata al cambiamento, alle voci nuove, emerse grazie alla Rete e alla tecnologie connettive del web, che hanno trasformato la società portando alla caduta di decennali regimi repressivi in Nord Africa.
In tutto il mondo si terranno manifestazioni a sostegno di un diritto che rappresenta uno dei pilastri portanti della democrazia moderna, così come in Italia, dove, per l’occasione, si celebra a Palermo la quinta Giornata della memoria dei giornalisti ammazzati dal terrorismo e dalle mafie, undici (8 dei quali in Sicilia) dal 1960 al 1993. La giornata, promossa dal gruppo siciliano dell’Unci-l’Unione Nazionale Cronisti Italiani in collaborazione con l’Ordine regionale dei Giornalisti e l’Assostampa Sicilia, sarà anche un momento per ricordare i 147 giornalisti minacciati in Italia dall’inizio dell’anno ad oggi, Giovanni Tizian, il cronista ventinovenne, autore del libro “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea”, che, ormai da alcuni mesi, vive sottoscorta, come, tra gli altri, Roberto Saviano, Lirio Abate e Rosaria Cappacchione.
Proprio a causa delle minacce rivolte ai giornalisti dalle organizzazioni mafiose, per le richieste di risarcimento danni utilizzate a scopo intimidatorio e per l’anomalia italiana del conflitto di interessi legato all’epoca berlusconiana, nell’ultimo rapporto sulla libertà di stampa, stilato da Reporter Sans Frontières e diffuso lo scorso gennaio, l’Italia è piombata dal 50° al 61° posto, nella fascia dei paesi “parzialmente liberi”, agli ultimi posti tra gli stati dell’Europa occidentale, in una classifica aperta da paesi in cui la libertà è pienamente garantita come Finlandia, Norvegia, Estonia, Paesi Bassi, , e chiusa da Turkménistan, Corea del Nord ed Eritrea (179° posto), dove qualunque forma di dissenso è bandita.
Rispetto agli anni passati la situazione nel resto dell’Europa è migliorata, con la Francia che passa dal 44° al 38° seguita dalla Spagna alla 39° posizione. La top 20 vede invece l’ingresso di alcuni paesi africani come Capo Verde e Namibia, dove l’attività giornalistica è sempre più libera, e perde invece gli Usa che precipitano alle 47° posizione, a causa della proposta di alcuni disegni di legge per tutelare il diritto d’autore, come SOPA e PIPA, e che invece, secondo l’avviso di molti cittadini ed esperti di tecnologia, porrebbero limitazioni serie alla libertà di espressione su Internet.
Per l’occasione, Reporters sans frontierès ha reso pubblico anche il rapporto 2012 sui predatori della libertà di stampa: 41 membri con sei nuovi soci in cui figurano organizzatori di campagne contro l’informazione e i suoi operatori, capi di associazioni repressive, come la criminalità organizzata italiana, e leader politici tra i quali Alexander Lukashenko (Bielorussia), Bashar Al-Assad (Siria), Mahmoud Ahmadinejad (Iran), King Abdallah Ibn Al-Saud (Arabia Saudita), Issaias Afeworki (Eritrea), Vladimir Putin (Russia), Robert Mugabe (Zimbabwe), Hu Jintao (China) Raúl Castro (Cuba), Kim Jong-un (Korea del Nord) Tutti a capo di regimi autoritari che reprimono qualunque contestazione popolare, annullando l’opposizione politica, la denuncia e la critica nei loro confronti. Accomunati da un’unica parola d’ordine: «Nessun’altra voce che non sia la nostra».
Via Il Messaggero
