Black Monkey, 23 rinviati a giudizio. Molti per associazione mafiosa

Si è conclusa ieri la serie di udienze preliminari del processo Black Monkey, con il sostanzialericonoscimento del giudice Andrea Scarpa della correttezza delle imputazioni formulate dal PmFrancesco Caleca. Il processo sarà celebrato nei confronti di 23 imputati collegati, a vario titolo, alla presunta organizzazione mafiosa che realizzava profitti con il gioco d’azzardo legale e illegale, capeggiata da Nicola “Rocco” Femia. Per 13 di questi imputati, dunque, è stato accolta la contestazione del reato di associazione mafiosa (416bis), come nel caso dei due figli di Femia,Rocco Maria Nicola e Guendalina, e il genero, Giannalberto Campagna. Per alcuni reati è stata mantenuta l’aggravante del metodo mafioso (articolo 7 della legge 203/1991).

Di fatto, il 28 marzo, si aprirà presso il secondo collegio del tribunale di Bologna, un processo che deciderà se gli imputati sono o meno affiliati a un’associazione a delinquere di stampo mafioso.
Degli imputati che avevano richiesto e ottenuto il rito abbreviato, due sono stati assolti; agli altri il Gup ha comminato condanne da un anno e sei mesi a sette anni e sei mesi, riconoscendo l’associazione a delinquere semplice e non quella, come richiesto dal Pm, di stampo mafioso. Le ragioni di questa scelta saranno chiarite dalle motivazioni della sentenza.

Proprio relativamente alle motivazioni della sentenza per quanti hanno scelto il rito abbreviato, il procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, ha affermato che valuterà se impugnare la sentenza. Così il numero uno della Dda di Bologna commenta il risultato delle udienze preliminari.

Ascolta il procuratore Alfonso

Nonostante le quattro sedute dell’udienza preliminare si siano svolte, come dispone la legge, a porte chiuse – pubblica sarà invece la fase del dibattimento -, costante è stata la presenza dei volontari diLibera, di Legambiente e di Arci all’esterno dell’aula; una presenza, affermano le associazioni, che continuerà anche a tutte le udienze del processo, per sostenere l’azione delle parti civili e far percepire l’importanza e l’interesse per questo processo. Così, ai nostri microfoni, Daniele Borghi, referente di Libera Emilia-Romagna.

Ascolta Daniele Borghi 


“E’ una sentenza storica quella che si è tenuta ieri a Bologna. Per la prima volta rinvio a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso per Nicola Femia, ritenuto a capo di un’organizzazione che utilizzava il gioco d’azzardo illegale per fare profitti”. E’ quanto afferma Lino Busà presidente di Sos Impresa Confesercenti, l’associazione antiracket e antiusura che si è costituita parte civile nel processo Black Monkey a Bologna. “Si tratta del più grande processo di mafia che riguarda l’Emilia Romagna – continua Busà. Una regione, che ad oggi ha subito in maniera silente il processo di radicamento della mafia nel territorio, dove, non meno di altri territori più noti le vittime di usura e racket sono in continua crescita. Mafie camaleontiche, che si sono insinuate nell’economia sana del territorio, divorandola, così come dimostrano anche le numerose inchieste della magistratura e relative alla ricostruzione del dopo sisma”.

Inchiesta Black Monkey, Femia a processo per associazione mafiosa

A giudizio assieme ad altri 13 imputati, è ritenuto a capo di un’organizzazione che faceva profitti con il gioco illegale. Il giornalista Tizian, sotto protezione dopo essere stato minacciato per i suoi articoli: “Importante esserci come parte civile”. Di lui l’uomo sotto accusa disse: “Gli sparo in bocca”

Inchiesta Black Monkey, Femia  a processo per associazione mafiosa

Roberto Alfonso, procuratore capo di Bologna 

 

 

BOLOGNA - Rinvio a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso per Nicola Femia, ritenuto a capo di un’organizzazione che faceva profitti con il gioco illegale. Lo ha deciso il Gup di Bologna, Andrea Scarpa, al termine dell’udienza preliminare del processo “Black Monkey”. Mantenendo le contestazioni della Dda, il Gup manda a processo altri 13 imputati per associazione mafiosa. Tra questi ci sono i due figli di Femia, Rocco Maria Nicola e Guendalina, e il genero, Giannalberto Campagna. A dibattimento andranno anche altri imputati, accusati a vario titolo di diversi reati, mentre per un’unica posizione è stato deciso il proscioglimento. Soddisfatto il giornalista del Gruppo Espresso Giovanni Tizian, che proprio per i suoi articoli su Femia è adesso sotto protezione e si è costituito parte civile: “Un fatto importante”.

Dal giornalista Tizian al comune di Modena: le parti civili.  Cinque condanne, invece, la più alta a sette anni e sei mesi, sono state inflitte nel contestuale rito abbreviato: per i tre casi ai quali il pm Francesco Caleca contestava l’associazione mafiosa, l’accusa è stata riqualificata in associazione a delinquere semplice; per alcuni reati è stata mantenuta l’aggravante del metodo mafioso (articolo 7 della legge 203/1991). Due sono state le assoluzioni. Oltre alla Regione Emilia-Romagna e il Comune di Modena, cui sono stati riconosciuti risarcimenti, in dibattimento saranno parti civili anche Libera e Giovanni Tizian, cronista sotto protezione dopo le intercettazioni, in cui Femia parlava di lui con un altro indagato. I tre, ai quali il pm contestava anche l’associazione mafiosa e che avevano scelto l’abbreviato, sono Ciriaco Carrozzino (sette anni e sei mesi), Giovanni De Marco (sei anni) e Giuseppe Mascheretti (un anno e sei mesi). Condanne anche per Ciro Irco (cinque anni e quattro mesi), accusato di estorsione e Nicola Paparusso (un anno e dieci mesi), millantato credito. Carrozzino, De Marco e Mascheretti sono stati anche condannati, in solido tra loro, al risarcimento di 3.000 euro alla Regione e 3.000 al Comune di Modena.

Tizian: “Fatto importante”. I 14 rinvii a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo Black Monkey di Bologna sono “un fatto importante ed è importante esserci come parte civile. Non da solo, ma con l’Ordine dei giornalisti, Libera, le associazioni e gli enti”. Questo significa che “è tutto un territorio che è contro questa associazione che il Gup ha rinviato a processo per mafia”. E’ il commento di Giovanni Tizian, giornalista del gruppo Espresso. Parte civile, il cronista è da tempo sotto protezione per il contenuto di telefonate intercettate dalla Finanza tra Nicola Femia, ritenuto dalla Procura il vertice dell’associazione, e Guido Torello, un altro indagato. I due parlavano di lui, dopo articoli sulla Gazzetta di Modena che Femia non aveva gradito. “L’associazione di stampo mafioso – ricorda Tizian, al telefono con l’Ansa – era stata riconosciuta in Emilia-Romagna solo una volta, molti anni fa”.

Le minacce al giornalista. Durante l’inchiesta, Femia e Torello non sapevano di essere intercettati e parlavano degli articoli di Giovanni Tizian sul gioco d’azzardo a Modena e in Emilia e sul tentativo della criminalità organizzata di impossessarsi del gigantesco business. Femia era irritato, non gradiva le inchieste di Tizian, si vedeva citato fra i “padroni” del giro. I due studiavano un modo per far tacere il giornalista. La soluzione: “Gli sparo in bocca ed è finita lì”. Dal giorno di quella intercettazione telefonica, Giovanni Tizian è costretto a vivere sotto protezione.

Alfonso: questo è un fronte su cui impegnarsi molto. ”Direi che è andato bene. Il rinvio a giudizio c’è stato per tutti i reati che il pm aveva contestato e questo è un dato acquisito molto importante”. Così il Procuratore di Bologna e responsabile della Dda, Roberto Alfonso, commenta l’esito dell’udienza preliminare del processo “Black Monkey”. Per quanto riguarda gli abbreviati, ha osservato il Procuratore, “sono stati quasi tutti condannati. Ovviamente c’è il problema della derubricazione dell’associazione di stampo mafioso all’associazione semplice”, mentre, ha fatto notare, per alcuni reati è stato mantenuto l’aggravante del metodo mafioso. “Credo – ha detto – che leggeremo la sentenza e valuteremo se impugnarla sotto questo profilo”. “La condanna – ha proseguito – ha riconosciuto poi risarcimenti alla Regione Emilia-Romagna e al Comune di Modena. E’ un fatto importante e deve far capire alla Regione che questo è un fronte su cui impegnarsi molto, perchè gli enti territoriali subiscono un grave danno. Tra tutte le altre cose che ha da fare, la Regione può convincersi che questo, cioè la costituzione di parte civile, è uno strumento da adottare”.

via Larepubblica 

‘Ndrangheta. Sos Impresa Confesercenti parte civile. Busà: “Processo storico a Bologna applicato il reato di associazione mafiosa. Vicini a Giovanni Tizian

“E’ una sentenza storica quella che si è tenuta ieri a Bologna. Per la prima volta rinvio a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso per Nicola Femia, ritenuto a capo di un’organizzazione che utilizzava il gioco d’azzardo illegale per fare profitti”. E’ quanto spiegaLino Busà presidente di Sos Impresa Confesercenti, l’associazione antiracket e antiusura che si è costituita parte civile nel processo Black Monkey a Bologna. “Si tratta del più grande processo di mafia che riguarda l’Emilia Romagna- continua Busà- Una regione, che ad oggi ha subito in maniera silente il processo di radicamento della mafia nel territorio, dove, non meno di altri territori più noti le vittime di usura e racket sono in continua crescita. Mafie camaleontiche, che si sono insinuate nell’economia sana del territorio, divorandola, così come dimostrano anche le numerose inchieste della magistratura e relative alla ricostruzione del dopo sisma. Inoltre- continua il presidente- ribadiamo la nostra vicinanza anche al giornalista de L’Espresso Giovanni Tizian, minacciato di morte per avere scritto articoli sul gioco d’azzardo”. “Il Gup di Bologna, Andrea Scarpa, al termine dell’udienza preliminare ha mantenuto le contestazioni della Dda e mandato a processo altri 13 imputati per associazione mafiosa- ha spiegato Fausto Amato, il legale dell’associazione che sta seguendo il processo- . Tra questi ci sono i due figli di Femia, Rocco Maria Nicola e Guendalina, e il genero, Giannalberto Campagna”. A dibattimento andranno anche altri imputati, accusati a vario titolo di diversi reati, mentre per un’unica posizione e’ stato deciso il proscioglimento. Cinque condanne, invece, la piu’ alta a sette anni e sei mesi, sono state inflitte nel contestuale rito abbreviato: per i tre casi ai quali il pm Francesco Caleca contestava l’associazione mafiosa, l’accusa e’ stata riqualificata in associazione a delinquere semplice; per alcuni reati e’ stata mantenuta l’aggravante del metodo mafioso (articolo 7 della legge 203/1991). Due sono state le assoluzioni.
Roma 23 gennaio 2013

U.S.

Mafie. Il processo Black Monkey resta a Bologna. Il 20 gennaio la sentenza del Gup

Il processo sull’inchiesta “Black Monkey” resta a Bologna. Lo ha deciso oggi nella seconda udienza il gup Andrea Scarpa che ha rigettato in generale tutte le richiesta e le eccezionisollevate dai difensori nella scorsa udienza, tra cui quella di spostare il procedimento a Roma. Oltreché per diverse questioni tecniche, il giudice ha ritenuto infatti che il fatto più grave dell’inchiesta fosse un pestaggio avvenuto a Imola nel 2009: per questo il Tribunale di Bologna è competente. Nel processo sono imputate 34 persone legate a una banda che faceva affari in Emilia-Romagna col gioco d’azzardo illegale, guidata dal presunto boss della ‘ndrangheta Nicola “Rocco” Femia e arrestate nel gennaio 2013. Sei richieste di rito abbreviato condizionatosono state rigettate, una stralciata in pratica dal processo (quella del brigadiere Lo Monaco), ovvero rimandata ad aprile, e sei richieste di rito abbreviato semplice accolte. Di queste richieste si discuterà nell’udienza di lunedì 20 gennaio, come pure del rinvio a giudizio degli imputati che non hanno chiesto il rito abbreviato. Gli avvocati della difesa hanno chiesto il non luogo a procedereper i loro assistiti, asserendo che in questo procedimento “non si può parlare di reato associativo”.

Nella puntata “Nuove Resistenze” (produzione Libera Radio) di sabato 18 gennaio su Radio Città del Capo e di domenica 19 gennaio di Radio Popolare di Roma, voci e testimonianze dalle udienze preliminari del processo.

via Radio rcdc

Camerati, miliziani e neofascisti Così cresce la nuova estrema destra

 

Con la crisi che ha impoverito la piccola borghesia creando sacche di insofferenza diffusa, i manipoli neri del nuovo millennio escono dalle catacombe e sognano la riscossa elettorale. Cavalcando lo spettro populista che oggi si aggira in tutta Europa

 

di Giovanni Tizian

Camerati, miliziani e neofascisti<br />Così cresce la nuova estrema destra

Schieramento per l’anniversario della strage di Acca Larentia. Foto di Alessandro Penso

Camerata Franco Bigonzetti. Al richiamo del leader segue il coro dei legionari: «Presente». La scena si ripete ogni anno il 7 gennaio davanti alla vecchia sede del Movimento sociale italiano in via Acca Larentia a Roma. Sfilano per ricordare i tre militanti del Fronte della gioventù uccisi nel 1978. “Vittime dell’odio comunista e dei servi dello Stato”, recita la targa. I “martiri” sono diventati il sacrario dell’ideologia neofascista: il luogo dove, tra nostalgici saluti romani e nuovi slogan, tenta di ripartire l’estrema destra italiana. Resta il motto antico “Dio, patria, famiglia”. Declinato però nell’anti europeismo, nella critica al sistema bancario, nell’intolleranza contro gli stranieri e l’omosessualità, nella rivendicazione del mutuo sociale. Parla alla pancia dei cittadini. E ora che la crisi ha impoverito la piccola borghesia, ha creato sacche di insofferenza diffusa, disoccupazione record, i manipoli neri del nuovo millennio escono dalle catacombe e sognano la riscossa elettorale. Cavalcando lo spettro populista che oggi si aggira in tutta Europa.

PERICOLO ALBA DORATA
In Grecia trionfano i neonazisti di Alba Dorata, in Francia i sondaggi danno sopra il 20 per cento il partito xenofobo del Front National di Marine Le Pen, a Budapest governa un fronte nazionalista. E in Norvegia le ultime elezioni hanno legittimato persino Progresso, il movimento in cui militava il massacratore neonazista Andres Brevik. E in Italia è possibile un caso Alba Dorata? «In politica il “mai” non esiste, e gli spazi di competizione vuoti sono destinati a riempirsi», spiega a “l’Espresso” Marco Tarchi, professore all’Università di Firenze, in passato ai vertici del Msi: «Quindi, se non ci fosse l’offerta alternativa dei grillini, una formazione populista più spostata a destra si potrebbe affermare. Dubito che i gruppi oggi esistenti abbiano comunque questa chance: l’ascendenza neofascista è per loro una palla al piede». Alle ultime elezioni politiche la galassia a destra del Pdl ha racimolato poco più di 400 mila voti. Ma il vento sta cambiando in fretta. Restano le divisioni e faide che hanno sempre caratterizzato le sfumature nere di questo fronte. Proteste come quella dei “Forconi” di un mese fa hanno però offerto un’improvvisa visibilità mediatica alle istanze più estreme, raccogliendo consensi imprevisti. Preoccupata l’analisi del politologo Marco Revelli, figlio dello scrittore partigiano Nuto: «Ci sono tutte le condizioni drammatiche per un’espansione sul modello Alba dorata o Front national. Per un semplice motivo: l’habitat della destra è rappresentato dalla crisi».

Foto di Alessandro Penso

Foto di Alessandro Penso

ROMA È PATRIA
Il cuore nero dell’Italia pulsa sempre nell’Urbe. Qui sulle macerie del Fronte della gioventù e del Movimento sociale, ma anche nell’ombra lunga degli Anni di piombo, sono fiorite le primule del neofascismo del terzo millennio. Una galassia dove fede ultras, visione cameratesca e ideologia nazionalista, si saldano producendo un mix spesso esplosivo. La costellazione di sigle è ampia, ma poche hanno ambizioni elettorali. Forza Nuova, il partito guidato da Roberto Fiore fondato nel ’97, ha come quartier generale Piazza Vescovio. Facile identificarlo: una croce celtica marca il territorio. Su uno dei lati della piazza c’è l’unico pub, ritrovo informale dei militanti e dei tifosi laziali, i famigerati “Irriducibili” e della banda “De noantri”. Forza Nuova è dinamica nei contatti europei: gli ultranazionalisti ungheresi Hvim erano con loro due anni fa alla “marcia per la vita” antiabortista e il leader capitolino ha partecipato al congresso di Stoccolma dal partito Svenskarnas Parti. Fiore padroneggia la piazza ma ha esperienza del Palazzo: nel 2008 è subentrato come europarlamentare ad Alessandra Mussolini. Inoltre la stagione al Campidoglio di Gianni Alemanno ha dato alla sua ed altre formazioni l’opportunità di intensificare l’impegno sociale. La più strutturata è sicuramente Casa Pound, che dalla palazzina occupata a due passi dalla stazione Termini fa proselitismo tra i giovani e gli scontenti, conquistando consensi in periferia e nei quartieri bene. In pochi anni ha costruito una rete nazionale, unendo iniziative culturali e concerti, mobilitazioni di protesta e distribuzioni di cibo alle famiglie povere. E anche per loro i “Forconi” sono stati un momento di gloria, con 300 militanti schierati nei presidi.

MILIZIANI DEL DUCE
Resta in un angolo Militia, descritta dai carabinieri del Ros come un’associazione «dedita alla commissione di atti violenti, anche di matrice xenofoba». Ne sa qualcosa il capo della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, minacciato con frasi tipo: «Io ‘sto sempre con na bomba a mano e nel momento che sta per esplodere, lui esplode insieme a me». I miliziani hanno lanciato accuse anche ad Alemanno, «sionista», e a Gianfranco Fini, «traditore antifascista». I leader Maurizio Boccacci, un passato in Fiamma Tricolore, e Stefano Schiavulli sono stati condannati nel 2012 in primo grado per ricostituzione del partito fascista. E sono sotto processo per violazione della legge Mancino insieme a Giuseppe Pieristè, già in Ordine Nuovo. Il fascismo continua a essere la loro unica fede. Le sedi principali sono la palestra occupata Primo Carnera, in via delle Vigne nuove, e il centro sportivo Doria di Albano Laziale, dove risiede Boccacci e dove hanno difeso il feretro di Erick Priebke dalla rivolta degli abitanti. Militia ha creato diverse sezioni distaccate al Nord e al Sud. Lavorano nell’ombra e rifiutano il dialogo con i gruppi istituzionalizzati. Sono pochi, il nucleo romano può contare su 30 persone, ma pronti a tutto. Secondo gli atti dell’inchiesta, volevano avviare un percorso politico rivoluzionario: «Militia è un’organizzazione politica di stampo nazional rivoluzionario, che si rifà alla memoria storica e alla dottrina di quei movimenti che presero il potere in Europa a cavallo degli anni ‘30-’40», si legge in un documento sequestrato. E tra i contatti spuntano cattivi maestri dell’eversione. Dal “Pantera” Luigi Aronica, ex Nar a Serafino Di Luia, ex Avanguardia nazionale.

Foto di Alessandro Penso

Foto di Alessandro Penso

LOMBARDIA NERA
In Lombardia la rinascita nera è meno visibile, ma trova spesso contatti con le frange radicali della Lega: un’intesa nel segno dell’odio razziale e del tradizionalismo cattolico. Milano è però diventata negli ultimi anni un crocevia di incontri internazionali estremisti, quattro solo nel 2013, e concerti nazirock. Ad aprile alle porte di Varese quattrocento persone hanno festeggiato il compleanno di Hitler, celebrando il ventennale di “Varese Skinheads”: li ha ospitati l’associazione culturale filoleghista “I nostar radis”. Il 21 aprile, eccoli tutti radunati con “Memento” al campo 10 del Cimitero Maggiore di Milano per onorare i caduti della X Mas: c’era persino una corona di fiori della giunta Maroni, posata accanto a un’insegna delle SS. Il 15 giugno in un capannone di Rogoredo sono arrivati in cinquecento: teste rasate di tutta Europa per una kermesse di musica e slogan sulla superiorità ariana. A settembre la replica a Cantù con il Festival boreale, organizzato da Forza nuova. Qui si sono trovati per tre giorni i principali movimenti nazionalisti europei. Nella ricca Brianza sono spuntati i “Leoni crociati” monzesi: creste punk, tute mimetiche, svastiche e croci celtiche tatuate. Appoggiati dai commercianti del centro storico per tenere lontano gli ambulanti stranieri, si sono dati da fare per raccogliere fondi a favore dei loro “camerati” carcerati o agli arresti domiciliari come il forzanovista Mirko Viola, esponente di Stormfront, sito neonazista chiuso per antisemitismo. Raccolgono firme contro Equitalia e contro i diritti delle coppie gay in difesa della famiglia naturale: temi che trovano sponda nella piccola borghesia lombarda.

FRONTE DEL NORD 
La centrale veneta è Verona, la città dei delitti neonazisti della banda “Ludwig”. Trent’anni dopo, a contendersi lo spazio più a destra sono i forzanovisti e Casa Pound. Le due sigle qui si fanno una vera guerra con agguati e raid. Ma anche la politica al potere è contagiata: a capo dell’associazione culturale Hellas Verona (la squadra di calcio in serie A) c’è Alberto Lomastro, il leader dei duri della curva nei primi anni ’90, coordinatore e candidato nelle liste della Fiamma Tricolore e poi accolto a braccia aperte nella Lega di Flavio Tosi. Un altro amico del sindaco è il presidente della municipalizzata Amia Andrea Miglioranzi, un passato nel “Veneto fronte skinhead”e a metà anni Novanta tra i primi a finire in cella per istigazione all’odio razziale. Gli snodi del network estremistico arrivano fino a Trieste, dove un anno fa è nata Alba Dorata made in Italy. La discesa in campo dei cugini filonazisti del partito greco è monitorata dai Ros che mettono sotto osservazione il fondatore Alessandro Gardossi, ex di Forza Nuova e Lega Nord: «Alba Dorata Italia intende accreditarsi, anche in prospettiva elettorale, quale catalizzatore del disagio sociale determinato dalla congiuntura economica».

TRA VIOLENZA E MALA
L’intreccio di estremismo e malavita si manifesta un po’ ovunque. L’icona è Massimo Carminati, il “Nero” di “Romanzo Criminale” passato dai Nar al rango di re degli affari illeciti di Roma. Ma a Milano ci sono forzanovisti condannati per ‘ndrangheta, come Giuseppe Amato, scagnozzo del padrino Pepè Flachi e due volte candidato nelle liste di Forza Nuova Milano. La palestra della violenza restano però soprattutto gli stadi, spesso cercando di indirizzare la forza verso una strategia politica. Nel 2007 Roma è scossa da due episodi drammatici. Il 30 ottobre muore Giovanna Reggiani, aggredita da due immigrati. Due settimane dopo un poliziotto uccide il tifoso laziale Gabriele Sandri. Il pretesto ideale per mobilitare squadracce di ultras e militanti di Forza nuova con l’obiettivo di «fare pulizia» e mettere in difficoltà il governo di centrosinistra di Romano Prodi. «Pulizia etnica, solo quella può salvarci», è una delle frasi captate dall’antiterrorismo del Ros: «Se no uscimo tutte le sere e famo come ieri sera… perché chi ti governa dall’alto inizia a strippare… pensano se questi hanno fatto una cosa del genere, fra due anni me se presentano sotto ar Parlamento e me danno la caccia».

PICCOLI NEOFASCISTI CRESCONO
Nelle scuole di Roma e provincia le sezioni giovanili di Casa Pound-Blocco Studentesco e i loro rivali in nero di Forza nuova-Lotta studentesca crescono. Il Blocco ha ottenuto oltre 40 rappresentanti negli organismi scolastici. «Un risultato figlio del sindacalismo studentesco che portiamo avanti da oltre sette anni», commenta deciso il giovanissimo camerata Fabio Di Martino, responsabile romano del movimento: «La lotta al caro libri, il contributo volontario obbligatorio e per una maggiore rappresentanza sono istanze molto sentite dagli studenti». Nel 2011 per il Blocco, che quest’anno per protesta non ha presentato proprie liste, si è candidato Manfredi Alemanno, figlio dell’allora sindaco. Ma pure nel Napoletano sono presenti e mirano ad altre città del Sud. Lo stesso fa Lotta studentesca, che si vanta: «Rappresentiamo il 15 per cento degli studenti di Roma e provincia». A Milano la presenza negli atenei sta diventando incisiva: alla Statale il prossimo incontro di Lealtà Azione è fissato per il 17 gennaio. Sono tutti virgulti di un’onda nera, che punta sui giovani delusi da tutti i partiti. E che potrebbero diventare la nuova leva del futuro prossimo.

ha collaborato Michele Sasso

via l’Espresso

 

 

 

Tizian parte civile nel processo a chi parlava di sparargli

Al fianco del giornalista costretto a vivere sotto scorta, l’Ordine nazionale, la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Modena e le associazioni Libera e Sos impresa

Giovanni Tizian da due anni è sotto protezione perchè durante le indagini su un’organizzazione sospettata di lucrare sul gioco d’azzardo illegale fu intercettata una telefonata in cui si parlava della possibilità di ”sparargli in bocca” per fermare la sua attività di giornalista scomodo. Ora si è arrivati al processo in cui per 24 degli indagati c’è anche l’accusa di associazione di stampo mafioso.

La sua domanda è stata ammessa: Giovanni Tizian sarà parte civile nel processo contro l’organizzazione guidata da Nicola Femia, ritenuto da chi ha fatto le indagini un personaggio legato alla ‘ndrangheta. Al fianco del giornalista del gruppo Espresso ci saranno l’Ordine nazionale dei giornalisti, Libera, la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Modena e l’associazione Sos impresa, le cui richieste di costituzione sono state tutte accolte dal giudice dell’udienza preliminare Andrea Scarpa.

“È un primo segnale”, ha commentato il cronista, sotto protezione proprio per una telefonata intercettata nell’ambito dell’inchiesta. All’uscita dall’aula, il 10 gennaio, lo attendevano nel cortile del tribunale di Bologna una ventina di attivisti di Libera e Legambiente con le magliette ‘Io mi chiamo Giovanni Tizian’, uno slogan che adesso è diventato pure un sito web.

Il processo nasce dall’inchiesta ‘Black Monkey’ della Guardia di Finanza e della Dda di Bologna (pm Francesco Caleca) su un’associazione che, secondo l’accusa, faceva i soldi con il gioco illegale, a partire dall’Emilia-Romagna in diverse parti d’Italia. Associazione che per gli inquirenti è di stampo mafioso, reato contestato a 24 su 34 posizioni ora al vaglio del Gup. Erano otto i detenuti in aula a Bologna per la preliminare. Uno di questi era Femia: risale a fine 2011 la telefonata tra lui e un altro indagato, Guido Torello, nella quale parlavano della possibilità di sparare in bocca al cronista della Gazzetta di Modena che aveva scritto un articolo non gradito. Immediatamente fu disposta la scorta.

Motivando la richiesta di costituzione di Tizian (che non è persona offesa nel procedimento) l’avvocato Enza Rando ha puntato sui danni subiti in questa vicenda, sulla vita blindata che conduce dopo quella intercettazione. “Ho tutte le intenzioni di mettere la faccia su questa storia, queste persone mi hanno tolto due anni di libertà”, aveva detto il giornalista di origini calabresi, nelle scorse settimane. Il giorno dopo l’Ordine dei giornalisti aveva annunciato la decisione di costituirsi al suo fianco.

via Ossigeno per l’informazione

‘Ndrangheta: Ok a Tizian parte civile

Con lui Libera, Odg, Comune Modena e Regione Emilia-Romagna

(ANSA) – BOLOGNA, 10 GEN – Il giornalista Giovanni Tizian sarà parte civile nel processo ‘Black Monkey’ a carico di una presunta organizzazione che faceva profitti con il gioco illegale, capeggiata da Nicola Femia e ritenuto legato alla ‘Ndrangheta. 34 posizioni al vaglio del gup, a 24 contestata l’associazione di stampo mafioso. In una telefonata intercettata si parlava alla possibilità di ‘sparargli in bocca’ per un articolo. Accolte le richieste di Ordine dei giornalisti, Regione, Comune di Modena e Sos Impresa.

via ANSA 

Black Monkey: accolte le parti civili. Presidio di Libera fuori dall’aula

 

presidio per il processo Black Monkey - Libera e Legambiente

10 gen. – Il giudice Andrea Scarpa ha accolto tutte le richieste di costituzione di parte civile presentate stamattina nell’udienza preliminare del processo “Black Monkey”, svoltasi oggi a porte chiuse presso il tribunale di Bologna. Sono state ritenute ammissibili le richieste della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Modena, di Libera, dell’Ordine nazionale dei giornalisti, di SOS Impresa Confesercenti e del giornalistaGiovanni Tizian. Per alcuni dei soggetti richiedenti il gup ha limitato l’accoglimento solo ad alcuni reati. Durante le eccezioni presentate stamattina dagli avvocati che rappresentano i 34 imputati, erano arrivate le richieste di estromettere le costituzioni di parte civile per l’inattendibilità degli ambiti territoriali dei richiedenti in rapporto ai capi d’imputazione (nel caso del Comune di Modena) o ancora perché, nel caso di Giovanni Tizian, si ritenevano immotivate le richieste esibite nei confronti di Rocco Femia, vittima secondo gli avvocati di un millantato credito da parte diGiulio Torello, l’uomo che al telefono aveva proferito parlando con lo stesso Femia le minacce nei confronti del giornalista modenese. Fin dall’inizio dell’udienza, fuori dall’aula e nel cortile interno del tribunale si sono radunati circa 50 attivisti diLibera e di Legambiente, in un presidio di sostegno e solidarietà al giornalista ma anche per manifestare interesse per l’importanza di questo processo. Alcuni di loro hanno indossato magliette bianche con la scritta “Io mi chiamo Giovanni Tizian”. Dopo la pronuncia del giudice sull’ammissione delle parti civili, la difesa di alcuni imputati ha presentato un’eccezione di competenza, chiedendo di spostare il processo a Roma. Una richiesta motivata dal fatto, dicono i legali, che siccome il reato più grave contestato è quello di associazione mafiosa, il tribunale di competenza dovrebbe essere quello della città in cui si è verificato il primo dei reati più gravi contestati, evidenziando in tal senso un’estorsione pluriaggravata commessa appunto nell’ottobre 2010 a Roma. Per questa richiesta il gup si è riservato di decidere durante la prossima udienza del processo, fissata per il 15 gennaio. Nella stessa data qualcuno degli imputati potrebbe infine chiedere di essere giudicato con rito abbreviato.

via radio rcdc

Regione: E-R parte civile in Black Monkey Indagine svelò minacce a cronista Tizian, anche lui parte civile

(ANSA) – BOLOGNA, 9 GEN – La Regione Emilia-Romagna si costituirà parte civile nel processo ‘Black Monkey’ su una presunta organizzazione criminale legata alla ‘Ndrangheta dedita al gioco illegale. “Si conferma l’impegno della Regione per rafforzare la corazza istituzionale attraverso la prevenzione e il contrasto alle infiltrazioni” ha spiegato la vicepresidente Simonetta Saliera. Anche il giornalista Giovanni Tizian aveva annunciato che intende costituirsi parte civile. L’inchiesta svelò che era minacciato. Anche la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, Palma Costi, ha espresso soddisfazione per la decisione. “È una gran bella notizia, che conferma il nostro impegno contro le Mafie e per la diffusione della cultura della legalità, opera che come Assemblea legislativa abbiamo ribadito anche alla recente presentazione del Dossier sulle infiltrazioni criminose nella nostra regione che realizziamo con Libera Informazione, un impegno che passa soprattutto attraverso il coinvolgimento di migliaia di studenti e ragazzi nei progetti su diritti, cittadinanza e legalità che realizziamo ogni anno”.

“Proprio alla presentazione del Dossier di Libera Informazione, tre settimane fa – ha sottolineato Costi – i parenti di Tizian, così come alcuni fra i presenti, sollecitarono la Regione a costituirsi parte civile. Confermai loro che si trattava di una possibilità al vaglio dei legali della Giunta e sono felice dell’esito positivo annunciato oggi: ripeto, questa decisione conferma ancora una volta il fatto che l’Assemblea legislativa e la Giunta regionale sono per la legalità e contro tutte le mafie, così come la grandissima parte della società civile emiliano-romagnola”. Domani mattina Legambiente, assieme a Libera, sarà presente all’udienza preliminare dell’inchiesta Black Monkey per sostenere il giornalista Giovanni Tizian nella sua scelta di costituirsi parte civile nel processo a carico di una presunta organizzazione che faceva profitti con il gioco illegale, capeggiata da Nicola Femia, ritenuto dalla Procura di Bologna legato alla ‘Ndrangheta.

Legambiente – si legge in una nota – sarà presente all’udienza per sottolineare la vicinanza a Tizian, che da due anni è sotto protezione “per aver portato alla luce del sole dinamiche di stampo mafioso nella nostra regione”. “Il dossier Ecomafia 2013 evidenzia infatti come in Emilia-Romagna la criminalità, legata ai reati ambientali, stia lentamente prendendo piede: la nostra regione sale infatti la classifica generale dell’illegalità. Nel corso del 2012 si sono infatti registrate ben 1.035 infrazioni accertate, 944 persone denunciate e 410 sequestri effettuati”. Legambiente “non può che stringersi in un abbraccio simbolico al giornalista nella sua scelta coraggiosa di non rimanere in silenzio davanti all’illegalità, nonostante le minacce, e per ricordare a tutti che Giovanni Tizian non è solo”. Una delegazione della commissione ‘Contrasto alle mafie e alla corruzione’ del Comitato Unitario delle Professioni di Modena sarà presente domani mattina a Bologna all’udienza preliminare per chiedere di costituirsi parte civile. Una richiesta, quella del Cup di Modena, che seguirà quella della Regione Emilia-Romagna: “È la prima volta che accade e ciò rappresenta un segnale di forte continuità politica, soprattutto rispetto agli obiettivi della legge regionale di prevenzione alle infiltrazioni mafiose approvata nel 2011?” si legge in una nota.

Stessa richiesta sarà presentata anche dall’Ordine nazionale dei giornalisti, da Libera, dal Comune di Modena e dallo stesso giornalista Giovanni Tizian. Le diverse realtà associative si sono date appuntamento per domani mattina all’udienza preliminare, per sostenere l’azione delle parti civili, costituire una sorta di presidio in Tribunale per far percepire il proprio interesse di cittadini per il processo e per manifestare il sostegno a Giovanni Tizian. Tra queste figurano i coordinamenti di Libera Emilia-Romagna, di Modena e Bologna, di Reggio Emilia, di Carpi ‘Peppe Tizian’ e di Terre dei Castelli ‘Lea Garofalo’, nonchè i comitati di Legambiente Emilia-Romagna e Legambiente Modena.(ANSA).

via ANSA 

Black Monkey: si apre il primo grande processo alla ‘ndrangheta in Emilia-Romagna

La Regione Emilia-Romagna presenterà il 10 gennaio la richiesta di costituzione di parte civilenell’udienza preliminare del processo scaturito dall’inchiesta “Black Monkey. E’ la prima volta che accade e rappresenta un segnale di forte continuità politica, soprattutto rispetto agli obiettivi della legge regionale di prevenzione alle infiltrazioni mafiose approvata nel 2011. Il gup Andrea Scarpa valuterà la richiesta insieme a quelle che saranno presentate anche dall’Ordine nazionale dei giornalisti, da Libera, da SOS Impresa Confesercenti, dal Comune di Modena e dal giornalistaGiovanni Tizian. Si tratta di un processo che in regione vede imputate 34 persone rimandate a giudizio dal pm Francesco Caleca, ben 24 delle quali accusate di associazione a delinquere distampo mafioso. Il primo grande processo che si celebrerà in Emilia-Romagna per reati relativi al416 bis e vede alla sbarra una presunta organizzazione, che realizzava profitti con il gioco d’azzardo illegale, capeggiata da Nicola “Rocco” Femia. Considerato dagli investigatori del Gico di Bologna e dalla Procura di Bologna organico alla ‘ndrangheta reggina e poi alla guida di unaautonoma struttura criminale, Femia si era dal 2002 trasferito a Sant’Agata, in provincia di Ravenna. Da qui avrebbe creato un vero e proprio impero, dirigendo sul territorio nazionale ed estero un’intensa attività illecita nel settore del gioco on line e delle video slot manomesse. In unaintercettazione registrata dai finanzieri, Femia e Guido Torello - faccendiere recidivo e tra l’altro arrestato nel 2008 per associazione a delinquere, truffa e riciclaggio – parlano di due articoliapparsi sul quotidiano modenese e firmati da Giovanni Tizian, in relazione agli affari che la malavita riusciva a portare a termine grazie alle slot machine. Gli articoli sottolineavano i legami di Femia con la criminalità organizzata calabrese, generando le ire dell’indagato: Torello, con la frase agghiacciante “se questo giornalista non la smette gli sparo in bocca“, si metteva a disposizione per “eliminare il problema”. Per questa intercettazione, giudicata gravissima dai magistrati, Giovanni Tizian vive da oltre due anni sotto la protezione di una scorta armata. La “caratura” del processo scaturito dall’inchiesta Black Monkey è evidente anche dalla presenza tra gli imputati, come Guido Torello, di elementi non organici all’organizzazione ma di essa evidenti fiancheggiatori: commercialisti, ex appartenenti alle forze dell’ordine, ingegneri informatici.

Qui di seguito la puntata di AngoloB di giovedì 9 gennaio, realizzata insieme a Libera Radio e dedicata al processo Black Monkey che sarà celebrato a Bologna, con le testimonianze di Giovanni Tizian, della vice presidente della Regione Emilia-Romagna, Simonetta Saliera, e di Enza Rando, l’avvocato che in dibattimento  rappresenterà il giornalista emiliano e l’associazione Libera.

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Come accaduto durante altri importanti processi di mafia, diverse realtà associative si sono date appuntamento venerdì mattina all’udienza preliminare, per sostenere l’azione delle parti civili, costituire una sorta di presidio in tribunale per far percepire il proprio interesse di cittadini per il processo e per manifestare il sostegno a Giovanni Tizian. Tra le altre, i coordinamenti di Libera Emilia-Romagna, di Modena e Bologna, di Reggio Emilia, di Carpi “Peppe Tizian” e di Terre dei Castelli “Lea Garofalo. Ma anche il Comitato unitario dei professionisti di Modena, LegambienteEmilia-Romagna e Modena.

via LiberaRadio rcdc