È arrivata anche nel cuore della Capitale la campagna “Io mi chiamo Giovanni Tizian”, a sostegno del giornalista precario da circa un mese sotto scorta per le minacce legate al suo lavoro d’inchiesta sulle mafie al Nord.
L’occasione è stata la presentazione in Campidoglio del fumetto “Libero Grassi. Cara mafia i ti sfido” scritto e sceneggiato da Laura Biffi e Raffaele Lupoli e disegnato da Riccardo Innocenti (Round Robin edizioni in collaborazione con daSud). Il fumetto racconta Libero Grassi a chi non lo ha conosciuto con il linguaggio leggero e diretto della graphic novel, perché la sua storia arrivi a più gente possibile.
A discutere con gli autori del libro e della vicenda di Tizian, il presidente onorario della Federazione Antiracket Tano Grasso, il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, il presidente di Libera informazione Santo Della Volpe, il componente dell’Assemblea capitolina Paolo Masini e il presidente dell’associazione daSud Danilo Chirico.
“Libero Grassi era un imprenditore non un eroe – spiegano Laura Biffi e Raffaele Lupoli – Faceva soltanto bene il suo mestiere, fino in fondo, fino a respingere con fermezza e pubblicamente le minacce mafiose che interferivano con la sua attività. Vent’anni fa Libero Grassi è stato assassinato perché lasciato solo, come tante donne e tanti uomini in Italia.
Non dobbiamo più commettere gli errori del passato e dobbiamo lavorare perché oggi GiovanniTizian possa continuare a fare il suo lavoro fino in fondo”.
Gli attivisti di daSud hanno aperto la serata con un’azione dimostrativa sostituendo simbolicamente i nomi dei relatori con il nome e cognome del giornalista calabrese trapiantato a Modena e srotolando un grande striscione con lo slogan “Io mi chiamo Giovanni Tizian”.
Come dimostra la vicenda di Tizian e di tanti giornalisti e imprenditori cha hanno fatto il loro dovere la denuncia dà fastidio e alla lunga porta i sui frutti. “Dal 1991 abbiamo sempre detto che se Cosa nostra con l’omicidio di Libero Grassi pensava di bloccare la crescita di quel movimento che era già partito da Capo d’Orlando – commenta Tano Grasso –. Questo obiettivo, nell’immediato, lo ha raggiunto a Palermo ma non nel resto del Paese. Lontano dal radicamento mafioso della Sicilia occidentale si è ottenuto un effetto opposto: nel nome di Libero sono nate associazioni, tante, in provincia di Messina, di Siracusa, di Ragusa, di Catania; e poi in Puglia, Calabria, Campania. Ma, adesso, per fortuna anche a Palermo ci sono commercianti che non hanno più paura la mattina di guardarsi allo specchio, anche qui nel nome di Libero si è più liberi. In tanti ma non tutti”.
daSud annuncia a breve altre iniziative volte a tenere viva l’attenzione sulla vicenda del giornalista minacciato membro dell’associazione e per continuare a costruire in tutta Italia una scorta popolare e mediatica a tutela di quanti come Tizian , pur nella precarietà lavorativa, non rinunciano a denunciare gli intrecci tra mafie, cattiva politica e mala imprenditoria.
via Roma Notizie