I retroscena del sistema “Slot truccate e cocaina per tutti”

 

di LUCA FERRARI

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In una cantina di una borgata romana un uomo che da 25 frequenta e gestisce “bische” racconta i retroscena del sistema del gioco d’azzardo romano. Quello delle slot machine, è il nuovo business della malavita organizzata che si è affiancato a quello della cocaina. L’uomo racconta di come su 10 slot, solamente due siano collegate all’Agenzia delle dogane e dei Monopoli e anche queste vengono truccate: si manipolano le schede e lo Stato riscuote meno del dovuto. “E le altre slot non collegate?” “Tutta roba nostra”, risponde.

Sono i calabresi a fornire le slot, “quelli legati alla Germania, ma sono i picciotti a dare le macchine”. “La percentuale del guadagno è di 60% a noi e 40% a loro, ma spesso i calabresi devono per forza render conto ai boss romani che gestiscono la zona. La frase sembra voler descrivere una situazione in cui la fornitura delle macchinette è in mano alle famiglie della ‘ndrangheta e la distribuzione avviene attraverso i gradi più bassi dell’organizzazione che, comunque,

La cocaina? Nelle bische romane, quella c’è sempre “a volte la offriamo ai clienti cosi si intrippano al gioco e spendono tutto”. Ci sono anche gli spacciatori che spendono parte dei loro guadagni per giocare e s’indebitano con i fornitori: “c’è chi fa i reati per poi pagare i debiti”. Slot alcol e cocaina e poi la prostituzione. Pur di giocare e farsi due linee di cocaina “c’è anche chi si prostituisce”.

via REinchieste

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