Ventinove anni, giornalista precario, racconta il potere delle mafie al Nord e vive sotto scorta: “Qualcuno si è risentito” spiega il Procuratore. Migliaia di messaggi di solidarietà per il giovane cronista
Lettere, articoli, una campagna di solidarietà (“io mi chiamo giovanni tizian”) e migliaia di messaggi apparsi su Twitter sono apparsi nel giro di poche per Giovanni Tizian, giornalista precario 29enne di origine calabrese, che da venti giorni è sotto scorta perché minacciato dalla criminalità organizzata a causa delle sue inchieste sulle mafie che “operano in Emilia-Romagna come se fossero a casa loro”.
| Un giorno come tanti, caffè, rassegna stampa e la solita corsa per chiudere il pezzo e guadagnarmi la giornata. Ma poi arriva una telefonata, ero fuori città. «Abbiamo deciso di tutelarti», il giorno dopo avevo già la scorta assegnata. È diventata fissa pochi giorni fa. Stai tranquillo, mi hanno detto, fai quello che ti dicono e segui le nostre direttive. |
«E’ andata proprio così - ci racconta al telefonoGiovanni Tizian - senza troppe spiegazioni mi sono ritrovato dall’oggi al domani sotto scorta». Una spiegazione la fornisce oggi, in un articolo sulla Gazzetta di Modena, giornale con cui Tizian collabora dal 2006, il Procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso riferendosi ai rischi reali che correrebbe il cronista «Ha fatto molti articoli e un libro: qualcuno si è risentito». E’ quel genere di risentimento che evoca istintivamente gli assolati panorami criminali del profondo Sud italiano, piuttosto che le ridenti colline emiliane.
Invece succede a Modena, come potrebbe ormai accadere in qualunque capoluogo del Nord Italia, perché, prosegue Giovanni «Non si tratta più di sporadiche ‘infiltrazioni’ mafiose, ma di profondo radicamento sul territorio. Occorre prendere coscienza del fatto che le mafie al Nord ci sono. E stanno alzando il tiro».
La portata del “tiro” armato della ‘ndrangheta Giovanni Tizian l’ha conosciuta all’età di 7 anni, quando nell’estate del 1989 a Bovalino, nel cuore della Locride, un giovane bancario integerrimo e onesto veniva ammazzato a colpi di lupara mentre tornava a casa. Quell’uomo era suo padre.
E’ facile capire quindi, le radici profonde e la forza dell’impegno di Giovanni nel voler contribuire a portare alla luce la verità sul crimine organizzato. Nonostante la percezione del rischio e della precarietà del proprio lavoro che comporta una vulnerabilità economica oltre che fisica.
| Per questo uno degli attestati di solidarietà che mi ha commosso maggiormente è la campagna lanciata dall’associazione daSud e da Stop’ndrangheta.it, “Io mi chiamo Giovanni Tizian”. Un appello per tutelare me, ma anche tutti i giovani giornalisti precari di questo strano Paese. |
via Virgilio.it
giovanni sono con te..!