Lotta contro la mafia accanto al figlio che vive sotto scorta

Un’emozionatissima Mara Fonti, madre del giornalista-scrittore Giovanni Tizian, che da alcuni mesi vive sotto scorta, ha presentato a Campagnola il libro “Gotica”, scritto dal figlio, che parla di mafia e ’ndrangheta.

CAMPAGNOLA «Io, noi siamo calabresi; che non vuol dire essere ‘ndranghetisti». L’ha sottolineato più volte – durante la presentazione del libro “Gotica”, di Giovanni Tizian – la madre del giornalista-scrittore, Mara Fonti. Una madre emozionata che, durante la particolare presentazione, iniziata con una lettura accompagnata da musica, da parte della compagnia teatrale Kg 5, di alcune pagine del libro che spiega tutti i misfatti e le infiltrazioni mafiose che si sono venute a creare nel nostro territorio, ha ricordato la storia della sua famiglia e la condizione di vita del figlio. Era il 1988 quando, durante la notte, arrivò la chiamata che annunciava l’incendio della fabbrica del nonno di Giovanni, da parte della criminalità organizzata. Fiamme intimidatorie che misero paura alla famiglia Tizian ma che non impedirono la continuazione della vita onesta. Solo un anno più tardi, nel 1989, le cosche della ‘ndrangheta uccisero a colpi di “lupara”, un funzionario della banca Monte dei Paschi: era Peppe Tizian, il padre del giornalista. Si aprì una pratica giudiziaria, che si chiuserapidamente un anno dopo, dimenticata e impolverata in qualche presunto archivio, insieme a tutte quelle altre inchieste sulle uccisioni, senza colpevoli, delle mafie. Dopo l’ennesima delusione di uno Stato che non è presente nelle terre dove c’è la criminalità, la famiglia decide di trasferirsi, a Modena. Una terra libera, dove si lavora e si vive. «Quando abbiamo lasciato la Calabria – ha raccontato a Campagnola Mara Fonti, con voce tremolante – credevamo che fosse tutto finito. Ma così non è stato, perché anche in questo territorio c’è la presenza e il radicamento delle mafie. Si continua a vivere ancora oggi con l’ansia e il timore che possa succede qualcosa, anche a mio figlio che si sta esponendo, insieme a tantissimi altri, contro la criminalità organizzata». Articoli, inchieste giornalistiche, pratiche giudiziarie e un giornalista di 29 anni che, dal 22 dicembre, vive sotto scorta. «Un ragazzo di nome Giovanni, ha raccontato la madre, che ha la colpa di aver avuto il coraggio di denunciare e raccontare quanto è accaduto e continua ad accadere nel nostro territorio». È stata una presentazione dai mille significati, che ha fatto capire quanto è protetto Tizian dalla famiglia e dalla madre, la quale invita l’intera collettività ad abbandonare un atteggiamento omertoso e a intraprendere la via della denuncia, per far sì che, con i giusti strumenti, la collettività riesca ad annientare queste brutali e odiose organizzazioni. Una distinzione importante, però, l’ha fatta il pubblico ma anche la stessa Mara Fonti che ha marcato che chi proviene dal meridione non è necessariamente un delinquente ma, per la maggior parte dei casi, persone orgogliose delle proprie origini, che cercano un modello sociale dove apportare, sia economicamente sia culturalmente, valori. Imprenditori, artigiani, operai che emigrano nella speranza di ritrovarsi in un contesto pulito e corretto, composto dalle regole. L’antimafia non è uno slogan, è un cammino collettivo quotidiano.

Via Gazzetta di Reggio

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